Foro de Exégesis y Teología bíblica del Instituto del Verbo Encarnado

 Battesimo e Battisteri in Gerusalemme e nei Luoghi Santi della Palestina.- Eugenio Alliata

 

Battesimo e Battisteri in Gerusalemme e nei Luoghi Santi

della Palestina

Por Eugenio Alliata

Tomado de la revista de la Custodia Franciscana  de Tierra Santa: «Tierra Santa»

 

E’ ben nota l’importanza dei testi e delle tradizioni liturgiche della città di Gerusalemme per la ricostruzione della vita sacramentale dei cristiani dei primi secoli.

Si tratta principalmente delle Catechesi, prebattesimali e mistagogiche, di Cirillo di Gerusalemme e delle note di viaggio di pellegrini ai luoghi santi. Possiamo assistere, cosi, alla cerimonia dell’iscrizione del nome dei candidati al battesimo al principio della quaresima, alla loro metodica istruzione da parte del vescovo, alla celebrazione del rito battesimale durante la Veglia pasquale ed alla immediatamente successiva prima partecipazione dei neofiti al mistero dell’Eucaristia con tutta la comunità dei fedeli. Non ci è difficile immaginare la particolare rilevanza che doveva acquistare il simbolismo battesimale della immersione, come partecipazione alla sepoltura e resurrezione del Signore (Rom 6,3-4), praticate nel luogo medesimo dove “il Cristo è stato realmente crocifisso, realmente seppellito e realmente è risorto” (Cirillo di Gerus., Cat. mist. 2,5); e l’espressione paolina “siamo divenuti una stessa pianta con lui” (Rom 6,4) faceva esclamare al catecheta: “qui fu piantata la vera vite” (Cirillo di Gerus., Cat. mist. 2,7) con una felice contaminazione del testo della lettera ai Romani con Gv 15, 1-5 ed una evidente allusione all’albero della croce piantato un tempo sull’attiguo Golgota.

Sappiamo dai pellegrini che il battistero di Gerusalemme era posto all’esterno e sul retro della Santa Anastasis (la chiesa edificata dall’imperatore Costantino per racchiudere il S. Sepolcro). Siamo ugualmente informati da loro che la processione dei neofiti faceva una breve sosta dinanzi al S. Sepolcro e passando poi accanto al Golgota raggiungeva la basilica vera e propria, chiamata Martyrion (Egeria, Itinerario, 38).

 

II      battistero di S. Cirillo

Ci sono degli elementi che permettono di individuare questo battistero antico di Gerusalemme? L’archeologo francescano p. Virgilio Corbo, pubblicando i risultati di un ventennio di lavori ed indagini sul venerando monumento, ha risposto di sì. La sua attenzione è stata attirata da un ambiente di modeste dimensioni (3x5m), praticamente addossato alla parete esterna poligonale della grande conca dell’Anastasis e comunicante con essa solo attraverso il cortile del Patriarchio (Fig. 2). Un ricco mosaico policromo pavimentava questo ambiente, sebbene oggi se ne conservi solo un piccolo frammento. Purtroppo scavi incompleti non hanno permesso di sapere nulla di più. Nelle vicinanze è scavata una cisterna che porta sulla parete una bella iscrizione dal sapore battesimale: “Voce del Signore sulle acque” (Sal 28,3). Lì presso giacque per secoli, a pezzi, una vasca battesimale in pietra rosata che risale certamente all’epoca paleocristiana, anche se forse non al tempo del vescovo Cirillo. La vasca è stata restaurata ed è esposta attualmente nel Museo della Studium Biblicum Franciscanum, presso il Santuario della Flagellazione a Gerusalemme. La vasca è di forma quadrata fuori ma cruciforme dentro, con la zona centrale leggermente più profonda e dotata di un canaletto di scarico delle acque. Le sue misure sono di solamente 113x107x73 cm all’esterno e naturalmente assai meno all’interno. Pare inadatta all’immersione completa di un adulto, ma piuttosto a quella di un bambino, oppure bisogna pensare ad una immersione solo parziale.

 

Battisteri e vasche battesimali della regione palestinese

ln Occidente si fissò ben presto un canone architettonico che voleva il battistero come una costruzione autonoma rispetto all’aula dove si celebrava l’eucaristia e la forma ottagonale servì a sottolineare gli aspetti simbolici del rito. In Palestina non vi sono battisteri ottagonali nè di carattere monumentale, ma si trovano generalmente costruiti a ridosso della chiesa e comunicanti direttamente con essa come uno qualunque dei suoi annessi. I battisteri conosciuti sono almeno una trentina e permettono di stabilire una certa linea evolutiva tra  il IV e i1VII secolo.

La chiesa cattedrale, residenza del vescovo, è regolarmente dotata di un complesso di ambienti utilizzati nelle diverse fasi della preparazione dei catecumeni e della celebrazione del battesimo. Capita però che in alcune città si riscontri una seconda chiesa dotata di fonte battesimale, segno della presenza di una comunità che le discussioni teologiche opponevano a quella presieduta dal vescovo o semplice moltiplicazione degli edifici battisteriali? Troviamo, in-fatti, che anche in chiese di campagna e monasteri è attestata la presenza di un battistero. Però non tutte le chiese ed i monasteri ne vengono dotati. La discussione è ancora aperta fra gli studiosi.

L’aula battesimale è più spesso di forma quadrangolare, adattandosi senza problemi allo spazio che concretamente si ha a disposizione sul fianco dell’aula eucaristica o del presbiterio. Solamente si può notare la tendenza a sottolineare 1’“orientamento” dell’edificio battesimale per mezzo di un’abside, dinanzi alla quale è collocato il fonte. E’ la stessa posizione che nell’aula eucaristica occupa l’altare. In ogni caso non era irrilevante, por gli antichi, l’identificazione dei punti cardinali per la celebrazione stessa dei riti del battesimo. Ad occidente ci si rivolgeva per la rinuncia a Satana, mentre l‘oriente simboleggiava l’adesione a Cristo ed era il verso abituale dell’orante.

La vasca battesimale pare subire, in Palestina, la medesima evoluzione riscontrabile dappertutto nel mondo cristiano antico. Le vasche più antiche sono assai più profonde, di forma quadrata, rotonda od ellissoidale, i1 loro bordo non sporge molto al di sopra del pavimento e posseggono gradini che facilitano la discesa del battezzato. L’aspetto cruciforme della vasca sembra introdursi posteriormente, nella vasca in muratura prima, nel fonte monolito poi. Quest’ultimo è collocato ormai quasi completamente sopra il livello del pavimento. La presenza del ciborio è ritenuto segno di maggiore antichità.

La maggior parte dei cambiamenti si può spiegare col progressivo diminuire del numero dei candidati adulti, per i quali si richiedevano ambienti speciali per la catechesi pre-battesimale, vasche con gradini per entrare e uscire con i propri piedi, cibori e colonne per sospendere i veli, necessari nel battesimo delle donne, dal momento che si esigeva la nudità completa dei battezzandi.

 

Battisteri giudeo-cristiani

Non possiamo trascurare, infine, la comunità dei giudeo-cristiani, cioè degli ebrei che credevano in Cristo. C’è un continuo crescendo d’interesse per questa comunità emarginata purtroppo, a suo tempo, dalla “grande Chiesa”. Essi facevano numerosi proseliti tra i connazionali di religione ebraica, attirandosi cosi anche gli strali del giudaismo ufficiale. Conosciamo i loro riti di iniziazione solo indirettamente. Una parte importante godevano in questi riti le loro credenze relative alla dottrina delle tre discese di Gesù e alle potenze angeliche. Sembra che praticassero la “sfragis”, cioè il marchio a fuoco sulla pelle del battezzando, e la coronazione al termine dei tre battesimi: di fuoco, dell’acqua e dello Spirito Santo.

Negli scavi di Nazaret, presso la grotta dell’Annunciazione e nella chiesa di S. Giuseppe (Fig. 5) si sono rinvenute due grandi vasche quadrate (sui due metri di lato e altrettanto profonde), scavate nella roccia e poi accuratamente intonacate, con sette gradini ambedue ed una essenziale decorazione simbolica che permette di attribuire loro una funzione religiosa. La vasca dell’Annunciazione è collocata cronologicamente, in base alla stratigrafia emersa dallo scavo, in un periodo anteriore alla pace della Chiesa. Avremmo perciò qui il battistero ed il fonte della rigenerazione di quei “parenti di Gesù” (Eusebio di Cesarea, Storia eccl., 1, 714) che la tradizione e la storia ci dicono attivi a Nazaret nella pratica della legge giudaica e, insieme, nell’esperienza della fede in Cristo.

 

Iscrizioni e decorazione dei battisteri

Senza dubbio ciò che fa maggiormente vibrare il cuore di un archeologo, abituato ad interrogare le mute pietre, è la scoperta di una iscrizione. In questo modo le pietre diventano parlanti e ci comunicano le intenzioni e i sentimenti di chi visse prima di noi.

Numerose sono le iscrizioni battisteriali conosciute, incise sui fonti di pietra o composte nel mosaico dei pavimenti. La maggior parte di esse è destinata a fare memoria degli offerenti che col loro denaro resero possibile l’opera, altre ne dichiarano l’inaugurazione da parte delle autorità ecclesiastiche, poche sono di carattere teologico o liturgico.

A titolo di esempio possiamo ricordare le ben sette iscrizioni scoperte nei due battisteri del sesto secolo appartenenti al complesso monastico del Memoriale di Mosè, sul Monte Nebo (Giordania) (Fig. 3). Il primo fu scoperto nella prima campagna di scavi diretta dal p. Sylvester Saller nell’anno 1933, il secondo dal p. Michele Piccirillo nel 1976. Ci troviamo in un luogo santo, visitato dai pellegrini, atto ad attirare la devozione dei fedeli dei dintorni e servito da una comunità monastica. Il vescovo della città di Madaba, il Nebo è nel territorio di questa diocesi, è impegnato in prima persona nella costruzione. Sul fronte della vasca monolitica del battistero scoperto nel ‘33 (Fig. 1) fece incidere il proprio nome, con l’appropriata titolatura, insieme a quello del superiore del monastero allora in carica. La dedica è accompagnata da una formula liturgica non tuttavia di carattere propriamente battesimale: “+ Sergio, il santissimo vescovo, a Dio: cioè che è tuo ti offro +” in un primo tondo e: “+ Al tempo del piissimo Martirio egumeno...” in un secondo circolo. Per qualche inspiegabile motivo le parole che concludevano l’iscrizione furono accuratamente erase senza che nulla vi fosse sostituito. Nel mosaico, ai lati della vasca, altre due iscrizioni: “Con l’aiuto del Signore Nostro Gesù Cristo fu compiuta l’opera del Tempio santo (agios naos) con il luogo dell’illuminazione (photistherion)” e: “Al tempo del piissimo Sergio, vescovo, e di Martirio presbitero ed egumeno carissimo a Dio, durante la quindicesima indizione, nell’anno 492”. L’anno corrisponde, nella nostra era, al 597 d.C. ed i lavori ai quali si fa riferimento consistettero in una generale ricostruzione della basilica, ingrandita notevolmente ed affiancata a sud da un nuovo battistero destinato a sostituire quello preesistente sul fianco opposto dell’edificio. Fortunatamente questo più antico battistero fu rinvenuto in recenti scavi in magnifico stato di conservazione (Fig. 4). Il suo pavimento in mosaico è certamente il più bello della regione e sotto l’evidente ricerca di una fastosa decorazione lascia trasparire un messaggio espresso mediante un simbolismo per iniziati. Ecco il testo della sua lunga e dettagliata iscrizione dedicatoria: “Per grazia di Dio, al tempo del nostro padre e pastore il vescovo Elia in tutto carissimo a Dio, fu ricostruito e abbellito il sacro edificio collaterale (diakonikon) di Dio, con il santo fonte della rigenerazione (kolymbethra tes palingenesias) in esso e l’elegantissimo ciborio (kiborion), per lo zelo di Elia egumeno e presbitero, durante il consolato dei Flavii Lampadio e Oreste, il 6 del mese di agosto, durante la nona indizione, nell’anno 425 della provincia (Arabia). Per la salvezza di Muselio avvocato e di Sergia sua moglie, per la salvezza di Filadelfo avvocato e di Goto avvocato e di tutto quello che appartiene loro. Amen. O Signore”. L’anno corrisponde al 531 della nostra èra. Altre due linee sono dedicate agli abitanti del luogo e ai mosaicisti autori della decorazione: “Signore Gesù Cristo ricordati di coloro che svolgono qui le funzioni di chierici, dei monaci e di tutti gli altri. Signore ricordati di Soelo, Kaiomo ed Elia mosaicisti e di tutta la loro casa”. Ma torniamo al battistero meridionale per ricordare l’ultima iscrizione, frammentaria purtroppo, che si legge proprio sulla porta che dà nella chiesa: “Pace a tutti...”. Il saluto previsto dal rito accompagnava dunque i neobattezzati nel loro ingresso nell’aula eucaristica e nella nuova vita in Cristo.

 

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